Ci vediamo in classe? Il mio corso di content strategy e social media strategy arriva in autunno a Torino!

Sull’algoritmo di Facebook

Su Facebook secondo me c'è un malinteso – che poi sarebbe anche facile da risolvere se uno prima di investire si fermasse a riflettere sul significato delle parole.

algoritmo di facebook

Ho letto un po’ di commenti sul cambiamento dell’algoritmo di Facebook, e volevo dire delle cose in merito. Vediamo se riesco a farlo in modo ordinato senza che queste cose mi si attorciglino in testa.

Innanzi tutto: per chi non lo sapesse l’algoritmo di Facebook è cambiato – sì, di nuovo, perché questi non si stanno mai fermi. Hanno dato l’annuncio ufficiale in cui dicono più o meno le stesse quattro frasi che si dicono in questi casi: «abbiamo migliorato il News Feed perché tu possa vedere le storie che sono più rilevanti per te». Rilevanti in questo caso vuol dire che gli aggiornamenti di amici e la famiglia vengono prima: «if it’s from your friend, it’s in your feed, period».

La cosa che stupisce sempre un po’, in questo genere di annunci, è che la definizione di rilevanti la danno loro, non la puoi dare tu – o meglio puoi, ma non come credi o come vorresti. È un discorso che c’entra con la consapevolezza dell’uso degli strumenti e con la percezione che abbiamo di noi stessi e di ciò che ci piace, ne avevo già scritto e ora non mi ripeto.

Siamo svantaggiati?

Di solito quando Facebook annuncia un cambiamento dell’algoritmo succede che chi ha una Pagina si spaventa, o si lamenta, o protesta. Il senso delle proteste è sempre lo stesso: ora grazie a Facebook «noi poveri possessori di Pagina siamo svantaggiati» (cito testualmente da uno dei commenti che ho letto). Io davanti al povero me mi irrigidisco, divento proprio un po’ cattiva – e preferisco dichiararlo subito, così se nelle prossime righe mi trovate intransigente sapete perché.

Chiariamo subito una roba a scanso di equivoci: il dottore non ti ha prescritto di stare su Facebook. Loro fanno il gioco, loro fanno le regole. Se non ti piacciono l’uno o le altre sei libero di andartene in qualunque momento, e non saresti il primo, altri molto più grossi l’hanno fatto prima di te.

(A questo punto io mi immagino il povero possessore di Pagina che minaccia: «allora io me ne vado!». E Facebook gli risponde come faceva il mio professore delle medie: «vai pure, così stiamo più larghi».)

Se non puoi andartene perché Facebook è la tua unica fonte di traffico, mi spiace: ti sei svantaggiato con le tue mani (non so se è un’espressione che si usa, se no vorrà dire che l’ho coniata io). Magari potevi / dovevi pensarci prima, essere attivo anche su altri canali, tipo non so, una newsletter?

Il malinteso

Alla base di tutto questo agitarsi secondo me c’è un malinteso – che poi sarebbe anche facile da risolvere se uno prima di investire tutto su Facebook si fermasse un po’ a riflettere sul significato delle parole.

Facebook e tutti gli altri sono social media, e cioè mezzi che servono per costruire relazioni sociali ancora prima che commerciali. Non è una lettura che do io, è proprio il motivo per cui sono nati: ciò che regola il funzionamento di questi mezzi è il loro obiettivo, e il loro obiettivo è permettere alle persone di parlarsi.

Ovvio che ci sono anche le aziende, la pubblicità, gli Insights e tutto il resto, perdio. Però qui parliamo proprio delle basi: se le persone smettono di parlarsi su Facebook vuol dire che Facebook ha fallito il suo obiettivo, quindi non ha più senso di esistere. Si capisce bene che a quel punto Facebook ha problemi più grandi da risolvere rispetto al tuo sentirti svantaggiato: se le persone smettono di frequentare Facebook, della tua Pagina e dei tuoi investimenti pubblicitari gli frega ben poco, perché vuol dire che è già finita da un po’.

Quindi no: non puoi andare su Facebook al posto di investire in pubblicità, o in ufficio stampa, o in Google Adwords. È come se io smettessi di mangiare di lunedì perché tanto mangio il martedì.

Vai su Facebook perché ti interessa costruire delle relazioni con i tuoi potenziali clienti, non perché vuoi fare pubblicità – ed è una cosa che valeva anche prima di questo aggiornamento, ma ora diventa via via più esplicita. Se delle relazioni non te ne fai nulla (legittimo) lascia stare in partenza, risparmierai un sacco di tempo e di soldi.

Iscriviti alla mia newsletter

Iscrivendoti accetti l'informativa sul trattamento dei dati personali