Contenuti che funzionano (video)

Questo video parla dei contenuti che si pubblicano online: come assicurarsi che funzionino, che interessino davvero ai potenziali clienti? Tanto per cominciare, seguendo questi due consigli.

Quando ti trovi a gestire da solo la tua comunicazione spesso sei assalito dai dubbi: cosa devo pubblicare? Il post che ho intenzione di scrivere interesserà ai miei clienti? Quali contenuti funzionano, e quali no?

I dubbi si trasformano in dilemmi quando raccogli pochissime interazioni: quando dall’altra parte chi ti segue non ti dà feedback, e rimani solo con le tue domande. È normale che la tua Pagina Facebook abbia così poche interazioni, oppure puoi fare qualcosa di diverso?

Se esistesse una formula magica per pubblicare contenuti che funzionano, credetemi, l’avrei già pubblicata. La verità è che la comunicazione online non è diversa da una normale conversazione offline: non sai bene cosa dire fino a quando non hai chiaramente capito chi è la persona che hai di fronte. Però ci sono delle cose che si possono evitare: essere autoreferenziali e dire cose che non interessano all’interlocutore, tanto per cominciare.

In questo video parlo di contenuti che funzionano e contenuti che invece andrebbero evitati. Lo faccio grazie all’esempio di Do You Wine, la cui comunicazione online offre spunti utili su su un tema che riguarda tutti, su cui tutti sbagliamo spesso e su cui possiamo migliorare, ricordandoci che questo tema non sarà mai risolto una volta per tutte.

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Ci sono 15 commenti

  1. Ciao Enrica, ho finito il mio sito. finalmente! :) Se puoi dagli uno sguardo mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensi! Ho cercato di seguire tutti i consigli e di fare le cose per bene ma avrò sicuramente tralasciato qualcosa! (la foto bio manca. ne sono consapevole non è una dimenticanza).
    Grazie in anticipo per la disponibilità e l’attenzione! A presto
    Alida

  2. Anzitutto grazie dell’attenzione, Enrica! Ho sempre guardato con interesse i video e anche stavolta hai azzeccato l’analisi anche se io darei ai dati diversa interpretazione.

    “Stai parlando coi clienti o con gli addetti ai lavori?”. Direi meglio “appassionati di vino” più che addetti ai lavori. E non sono in contrapposizione ai clienti, anzi: gli appassionati di vino, i curiosi, le centinaia di migliaia di persone che in Italia hanno fatto un passo VERSO il vino sono IL cliente per noi, la base cui offrire stimoli e suggerimenti di crescita, bevute buone e non banali, bottiglie non scontate e molto “istruttive” per conoscere gusti, zone e denominazioni.

    Qui in Doyouwine non abbiano né i mezzi né la forza economica per fare educational e raggiungere il pubblico del mass market: la tua obiezione, più che lecita, è l’obiezione classica di chi beve vino ma magari, di fronte a una bottiglia da 25 euro, potrebbe non sentire come adeguata la spesa: tiro magari ad indovinare ma solo perché molti dei miei amici sono così e storcerebbero il naso (ne abbiamo di buonissime anche a 9 euro, chiaramente). Proprio per questo il target è più di nicchia: mi sembra esattamente un modo per “distinguersi dalla concorrenza. Se alcuni altri parlano a tutti, noi non parliamo proprio a tutti.

    Quanto al numero delle interazioni, è vero che il rischio-monologo sia dietro l’angolo ma è pur vero che oggi come oggi non è il numero di Like o risposte su Facebook a fare la differenza. Pur avendo un parco-contatti non ancora ampio, risposte dirette alle newsletter e interazioni live sulla chat avvengono in misura sorprendente e – per me lato consumer – interessante: sapere che qualcuno dall’altra parte entri in chat per chiedere info su una spedizione o suggerimenti mi stupisce ogni volta perché si ricrea pari pari l’interazione classica dell’offline ma mediata e potenziata dallo strumento online. Dyw non è né può essere strutturalmente il grande magazzino del vino: già altri competitor si accreditano come “la più grande enoteca online”, con investimenti galattici o magazzini faraonici. Noi qui si punta a cercare le bottiglie spesso poco famose ma di grande gusto e rilevanza, e ovviamente il cliente modello è già un pochino sensibile alla questione.

    Detto questo, da domattina uno degli intenti – oltre l’intercettare tutti i singoli enostrippati dello stivale – sarà: “Cosa facciamo bere ad Enrica??”.

    Grazie ancora!

    Alessandro

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