Cari esperti, vi prego, condividete ciò che sapete

La conversazione sta già avvenendo: o ti unisci oppure quella conversazione va avanti senza di te. (Che va benissimo, ma dopo non te ne puoi lamentare).

Godersi il silenzio - Enrica Crivello

Ho un problema con chi sa tutto di un argomento ma online non condivide una briciola di quella conoscenza, eccetto poi lamentarsi di chi lo fa. Dove il problema non è tanto il non parlare, ma il lamentarsi. Per spiegarmi parto da una storia che mi riguarda.

La mia storia con il make-up

Una delle mie passioni è il make-up. Mi piace seguire tutto di quel mondo: le collezioni, le acquisizioni, le recensioni, il gossip, le querele. Non è una cosa di cui parlo molto, e a parte truccarmi in diretta ogni venerdì su Instagram questa è una roba che tengo volentieri per me. Ma si può tranquillamente dire che sono una nerd dell’argomento: ne so più di quanto do a vedere, ho un sacco di idee sul tema, non finirei mai di occuparmene.

Sono diventata nerd di questo argomento perché negli ultimi tre anni sono stata un numero infinito di ore online a seguirlo. Se online cerchi informazioni sul make-up è facile che la prima cosa che ti trovi a guardare sono le beauty YouTuber, anche perché per una questione di rilevanza numerica sono le prime che incontri. Ecco, grazie alle YouTuber io so un sacco di cose che prima non sapevo, cose che hanno migliorato il modo in cui mi trucco e in cui mi prendo cura della mia pelle.

Non è detto che tutte le YouTuber che si occupano di beauty sappiano quello che stanno dicendo – e questo non vale solo per il beauty, è vero per ogni campo: devi selezionare le tue fonti – ma è molto probabilmente detto che se ti confronti con un esperto di make-up (un vero esperto, diciamo un make-up artist) e gli dici che hai delle informazioni su quel tema, e che le hai prese da YouTube, il make-up artist sollevi il sopracciglio e con aria scocciata ti dica che non devi dare credito a quella massa di improvvisati che ci sono su YouTube.

Che va bene: là fuori è pieno di improvvisati, è bello che un esperto (di qualunque campo) ti ci metta in guardia. Quello che non mi va bene è quando l’esperto in questione si lamenta del fatto che quelli che sono online a parlare del suo argomento in realtà non ne sanno niente – non hanno la sua esperienza – però lui si guarda bene dall’andare online e condividere quello che sa.

In pratica se tutti facessero come lui io negli ultimi tre anni non avrei avuto nessuno da seguire, non avrei imparato un bel niente, e di conseguenza la mia pelle non sarebbe mai migliorata.

Se non dici niente non esisti

Gli esperti di campi diversi lamentano il fatto che che persone meno esperte (ma decisamente più attive online) hanno un seguito molto grosso, e non si spiegano come sia possibile che a un certo punto l’autorevolezza sia passata dalle loro mani a quelle di una massa indistinta di appassionati più o meno accreditati a parlare di qualcosa.

Secondo me la spiegazione viene dal fatto che – riassumo malamente – se non dici niente è come se non esistessi. Puoi essere l’esperto mondiale di Photoshop, ma se nessuno lo sa è come se tu non lo fossi, non so se mi spiego.

Se in molti campi la parola è stata tolta agli esperti e data agli improvvisati la responsabilità è (soprattutto) degli esperti: la parola non gli è stata tolta, è che non se la sono presa. A forza di non condividere nulla, o di parlare una lingua che gli altri non capiscono, hanno lasciato che lo spazio della conversazione fosse preso in larga parte da quelli che loro vedono come improvvisati.

È responsabilità di chi ha una pasticceria farci sapere che all’interno della sua pasticceria avvengono cose meravigliose. Anche perché noi siamo già alla ricerca di cose meravigliose da ammirare, e se non ce le mostra lui ce le facciamo mostrare dai food blogger – che il pasticcere lo voglia oppure no.

La conversazione sta già avvenendo: o ti unisci oppure quella conversazione va avanti senza di te. (Che va benissimo, ma dopo non te ne puoi lamentare).

Temi più seri, e le loro conseguenze

Voglio precisare una cosa: il problema degli improvvisati di qualunque cosa (di medicina, persino!) che si spacciano per esperti è reale.

Il ragionamento che sto facendo non implica che chi non sa nulla su un argomento è autorizzato a parlarne, e che il semplice fatto di parlarne lo rende autorevole: sia chiaro che non sto in alcun modo dicendo questo. Credo però che anche quando ci spostiamo su temi più seri e osserviamo come le persone costruiscono una conversazione online su quei temi la dinamica sia simile.

Penso ad esempio al tema della salute mentale: se cerchi online informazioni sulle malattie mentali è davvero molto difficile trovare qualcosa che sia stato scritto da qualcuno di serio e affidabile e che contemporaneamente sia stato scritto con spirito di condivisione – che quindi sia comprensibile non solo agli addetti ai lavori, ma anche a uno che non ne sa nulla e sta cercando informazioni per orientarsi sull’argomento.

Promuovere l’attività di un pasticcere è di sicuro meno complesso di promuovere l’attività di uno psicoterapeuta: il secondo ha una responsabilità maggiore circa le informazioni che fa circolare. Ma scegliere, di fronte a questa complessità, di tirarsi indietro e non dire nulla secondo me è pericoloso. Anche in questo caso lasci che la conversazione si muova senza il tuo contributo, che la piazza sia riempita da altre voci, e le conseguenze della tua assenza possono essere gravi.

Di chi è la responsabilità

Posso sbagliarmi, ma ho sempre più l’impressione che in questa tendenza a tirarsi fuori dalla conversazione sia implicitamente una delega: non sono io che devo promuovere la mia attività, non spetta a me organizzarmi per spostare la conversazione da questo tema a quell’altro, io non ne posso nulla, dovrebbe pensarci qualcun altro.

In Italia ci siamo spesso raccontati che la responsabilità è delle Camere di Commercio, delle associazioni di categoria, delle istituzioni: ma è davvero così? Non è forse responsabilità di noi singoli mettere in condivisione le nostre competenze, fare cultura, nel nostro piccolo, per migliorare noi e gli altri?

Ognuno risponderà per sé.

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