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È professionale parlare dei fatti propri?

La risposta breve è sì, diamoci tutti una rilassata, allentiamo il nodo alla cravatta, pubblichiamo quel selfie senza preoccupazioni.

Spesso i miei clienti hanno delle passioni, degli interessi o anche solo una vita privata che avrebbero voglia di condividere almeno in parte usando i canali di comunicazione delle proprie attività. Si può fare? È professionale e sensato parlare di argomenti che divagano un po’ rispetto al tema della propria attività?

Rispondo con questo video in cui analizzo la comunicazione di una web marketer che a un certo punto si è messa a parlare di celiachia: una roba che non c’entra nulla, e che apparentemente non ha alcun senso.

Sì, è professionale

La risposta breve è sì, diamoci tutti una rilassata, allentiamo il nodo alla cravatta, pubblichiamo quel selfie senza preoccupazioni: non è il selfie o il menzionare una volta tanto i fatti propri che ti rende ridicolo, è fingere di essere docente in aula magna, al massimo, che rischia di farlo. Che noia quei brand che comunicano come se il dottore gli avesse proibito di farsi una risata ogni tanto.

La risposta lunga è che i temi di cui parli nella tua comunicazione possono allargarsi ad ambiti che apparentemente non c’entrano con quello che fai, e non per questo renderti poco coerente: si può essere professionali anche se si pubblica una roba che non riguarda strettamente il proprio lavoro. Come quando entri in ufficio e la collega ti chiede cos’hai fatto nel week end, o come quando in negozio parli con il commesso di una serie TV proprio bella che tu non hai ancora visto e lui sì.

Il tuo pubblico (non solo il tuo ma quello di tutti, anche di chi è online per comunicare una roba molto specialistica) è più vario e complesso di come pensi: potrebbe essere interessato a temi anche molto diversi tra loro, e potrebbe annoiarsi in fretta di sentirti parlare solo e sempre del tuo lavoro.

Non dimentichiamo che stiamo parlando di social media, in teoria siamo lì per costruire una relazione. Come si fa a costruire una relazione con te se pubblichi solo foto della tua vetrina, se rimandi sempre e solo alla tua newsletter, se ogni volta che apri bocca lo fai per vendere?

Divagare come un professionista

Poi c’è chi divaga sempre, fino al punto di non permettere a chi lo segue di capire che cosa fa – e allora entriamo in un altro argomento, e cioè nella mancanza di una strategia – chi divaga perché è divertente – e fa bene, il senso delle divagazioni è proprio dare e ricevere leggerezza – e chi divaga come un professionista: lo fa, cioè, per testare qualcosa e vedere che effetto fa.

Lo si capisce meglio nel video, seguendo l’esempio di Marianna, ma il concetto è che ha senso testare nuovi temi apparentemente non inerenti con la propria comunicazione specialmente se dietro c’è un progetto: inserire una nuova linea di prodotti, lanciare un evento, raggiungere un nuovo tipo di pubblico, cambiare piano editoriale, fare un rebranding. In tutti questi casi, prima di buttarsi, ha perfettamente senso individuare un tema coerente con i piani che abbiamo fatto, e poi introdurre quel tema in modo innocuo, affiancandolo agli altri come se niente fosse, senza giustificarsi per il cambio di tono o di rotta, e poi vedere semplicemente cosa succede.

Cambiamenti di questo genere fanno paura, e vale la pena fare un test prima di buttarsi a piè pari nella trasformazione, qualunque essa sia: magari scopri che fino a quel momento il tuo pubblico ti ha seguito per un motivo, ma che è più che entusiasta di sentire la tua anche su un altro argomento, che tocca solo in parte ciò di cui hai parlato fino ad adesso. Magari quella che sembrava una divagazione ti fa addirittura da volano per entrare in un nuovo mercato.

Inizia a parlarne, vedi qual è la risposta, e ricorda sempre che il miglior giudice dei tuoi contenuti non sei tu.

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