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Com’è andata a finire con l’intervista falsa

Quella volta che un giornalista ha pubblicato un'intervista che non avevo mai rilasciato.

Giovedì scorso mi sono imbattuta in un post su una testata giornalistica. Era stato pubblicato due giorni prima, e conteneva un’intervista a me – un’intervista che io non avevo mai rilasciato. Eppure il titolo conteneva la parola «intervista» e poco sotto si diceva «abbiamo parlato con Enrica Crivello».

Essere intervistata per finta è una cosa strana: io non pensavo che fosse possibile, e infatti prima di tutto ho pensato di essermi dimenticata di aver risposto a quelle domande. Invece no, la foto che accompagnava il post era uno screenshot di un video girato da Hub09, le risposte un misto di frasi mie, prese dai miei post, ma rielaborate e decontestualizzate (tanto che il senso era stravolto), e intervallate con altre frasi non mie.

Ho scritto al direttore della testata, che era stupito e ignaro della provenienza dei contenuti, e si è dimostrato disponibile. L’intervista ora non è più online, e il punto di questo post non è puntare il dito e scandalizzarsi – le nostre cose ce le siamo dette via email, anche con l’autore del pezzo.

Il punto, come sempre, è il pensiero che ci sta dietro, che provo a riassumere così: la grande disponibilità di contenuti (sia numerica che di prezzo: sono tanti e sono gratis) comporta anche una grande responsabilità da parte di chi li usa. E secondo me la maggior parte delle volte basterebbe farsi guidare dal buon senso.

Non bisogna essere esperti di licenze e di copyright per capire che se dici «ho parlato con qualcuno» devi averci parlato per davvero, e d’altra parte non serve a niente mettere il copyright sui propri contenuti per tutelarli. Il concetto stesso di tutela è vago: da cosa e da chi? Qual è il confine da non oltrepassare?

Forse basterebbe tenere a mente che, a prescindere dal tipo di licenza: se vuoi prendere qualcosa che non è tua la devi chiedere in prestito – e non la puoi usare fino a quando il proprietario non ti ha detto di sì, e quando la usi non puoi né modificarla né dire ad altri che è tua, a meno che il proprietario non te l’abbia regalata. Mi chiedo come mai queste dinamiche che ci insegnano da bambini, e che sono la base della convivenza civile, ce le dimentichiamo (tutti, me compresa) quando siamo online.

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