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Il lavoro è una cosa seria – disse lanciando dei coriandoli

Il lavoro è una cosa seria, ma una può anche decidere di farlo divertendosi.

lavoro

Una delle cose che spesso succede ai miei corsisti è che tornano a casa e cambiano l’immagine di profilo. Non perché gliel’ho detto io, ma perché gliel’ha suggerito la classe. Facciamo questo esercizio di gruppo in cui si analizza la tua comunicazione online e si prova a dire cosa stai comunicando veramente. E spesso esce fuori che «ti ho messo il like nonostante il logo», o «non avevo capito che la tua associazione è composta solo da tre persone, sembrate una multinazionale». O cose così.

Perché uno comunica quello che dice, non quello che aveva intenzione di dire – e c’è da aggiungere che se non riesce a dire quello che aveva intenzione di dire allora non aveva veramente intenzione di dirlo. (Che è una cosa che se ti ci soffermi ti manda abbastanza fuori di testa, ce ne sarebbe per anni di analisi)

Quando sono andata da Nydia, da Margherita e Alice, da Ivan con la mia bacheca Pinterest dicendo «voglio diventare così» in testa avevo una cosa: non posso essere quella che nei corsi usa il negozio di mutande di caramelle come esempio di piccolo business, e contemporaneamente usa una foto profilo da secchiona, o da badge aziendale, decidete voi cosa è peggio. Che poi le persone ti incontrano e ti dicono «ah ma pensavo avessi 40 anni», o «beh sei simpatica, mica l’avevo capito». (Per non parlare del template delle mie fatture, ahem.)

Ora, far diventare vera questa cosa qui, fare uscire la bacheca Pinterest dalle cose che volevo dire e iniziare a dirla per davvero, mi è costato parecchio. Le ore di lavoro con i professionisti meravigliosi di cui ho detto sopra, lo sforzo di spiegare quello che avevo solo in testa, ma più di tutto questo: vincere le mie resistenze, quelle che mi suggeriscono che il lavoro è una cosa seria, e per essere professionale tocca indossare la cravatta – mica letteralmente, ma proprio come modo di vivere. Perché il lavoro è una cosa seria, mica puoi lasciarti andare.

Poi però le persone comprano un’ora con me su Skype, e durante la chiamata arriva il mio gatto e sventola la coda davanti alla webcam. Oppure comprano un corso e io arrivo con i pennarelli e un cartello da srotolare in sala riunioni, o porto i quadernetti con i timbri fatti da me, o i coupon sconto dentro la carta glitterata.

Come fai a tenere tutte queste cose? La cravatta con i glitter? Non puoi. Allora io ho deciso: scelgo il gatto davanti alla webcam e le mutande di caramelle (come esempio ai corsi, cosa avete capito). Il lavoro è una cosa seria, ma una può anche decidere di farlo divertendosi.

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