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Perché dovresti insegnare il tuo lavoro ad altri

Costruire competizione positiva, alzare l'asticella, sentirmi utile, formarmi: i quattro motivi per cui mi piace insegnare il mio lavoro.

Enrica Crivello

Ricordo due cose del giorno in cui ho deciso che avrei impacchettato le mie competenze e ne avrei fatto un corso per insegnare tutto quello che so sul mio lavoro: ero presa benissimo, e contemporaneamente ero presa malissimo. Benissimo perché adoravo fare formazione ed ero felice di proporre un corso tutto mio; malissimo perché temevo che sarei stata schiacciata dal senso di responsabilità nei confronti dei miei corsisti: «se non imparano è un disastro, sarà tutta colpa mia, oddio, non sopravviverò».

Poi ho mandato una newsletter in cui davo notizia del corso, e cinque minuti dopo è successa una cosa: uno dei miei contatti su Facebook ha pubblicato uno status in cui diceva più o meno «non capisco come si possano ancora proporre corsi di social media marketing quando si è capito che è tutta fuffa».

In quel preciso momento mi sono tranquillizzata: se c’era una cosa che potevo di sicuro insegnare è che il social media marketing non è «tutta fuffa». Non se lo fai bene, e io avevo tutte le intenzioni di dare ai miei corsisti gli strumenti per farlo bene. Ecco che cosa avrei insegnato, ed ecco perché valeva la pena mettere in vendita il mio corso.

Alla quarta edizione di The Next SMM sono ancora presa benissimo: insegnare il tuo lavoro ad altri è bello, punto. Per almeno quattro motivi:

1. Costruire competizione positiva

«Ehi, ma non hai paura che i tuoi studenti ti rubino il lavoro?» «No, infatti sono la prima a passarglielo». Scherzando dico sempre che «i competitor sono nemici che vanno schiacciati». La verità è che io amo la competizione, perché è la vera cosa che mi fa andare avanti e che mi permette di non sedermi sugli allori in compagnia della mia pigrizia. Mi piace quando i miei corsisti diventano miei competitor, quando prendono un lavoro che avrei potuto prendere io. Mi dà fastidio anche, ma quel fastidio è uno stimolo a fare meglio. E poi la competizione esiste comunque, tanto vale competere con persone che stimi, è molto più divertente.

2. Alzare l’asticella

Il fatto di avere un momento in cui apro le porte della bottega e mostro ai miei corsisti cosa c’è dietro è uno stimolo costante a tenere alto lo standard del retrobottega. Non sono credibile se ti racconto la teoria e poi apriamo gli Insights e gli Excel con i dati e non c’è un riscontro pratico a ciò che ti ho appena detto. Se decidi di insegnare il tuo lavoro non hai più tappeti sotto cui nascondere gli errori, perché anche quelli vanno tirati fuori, vanno spiegati. Insegnare il tuo lavoro ad altri crea un circolo virtuoso: lo fai meglio per avere dei risultati positivi che ti permettano di insegnarlo meglio, e così via, all’infinito.

3. Sentirsi utili

È la cosa più piccola e più gratificante. Più piccola perché basta poco: come voler davvero condividere tutto ciò che sai – e qui ognuno decide come fare: io ad esempio ho affiancato al corso un Gruppo Facebook e dei webinar tematici. Più gratificante perché quando scopri che qualcuno ha usato le competenze che tu gli hai trasferito per costruire qualcosa di suo, tutta la fatica che hai messo nel “trasferimento” assume un senso. Ed è bellissimo.

4. Formazione continua

Se insegni il tuo lavoro ad altri sei obbligato a formarti in continuazione. Non solo: devi allenarti a distinguere gli aggiornamenti importanti da quelli no, a prevedere quali novità fanno parte di una moda passeggera e quali cambiamenti invece avranno un impatto vero. In pratica se insegni il tuo lavoro diventi molto più consapevole di cosa ti succede intorno. È faticoso ma bello.

Perché non dovresti

Come dicevo: sono alla quarta edizione, e sono presa bene. Ma non ho smesso di prendermi male, perché insegnare il tuo lavoro ad altri è una sfida incredibile, una delle cose più faticose che io abbia mai fatto, e il risultato è che ogni primo quarto d’ora di ogni prima lezione lo passo respingendo lo stimolo ad andare in bagno. (Ok, troppe informazioni.)

Però penso questo: che non fare fatica dev’essere una grandissima noia. E superare ogni volta quel primo quarto d’ora per me è un bel traguardo: perché dopo inizio a sentirmi utile, a pensare che sto costruendo competizione positiva, a vedere i frutti della mia formazione. Ed è la cosa più gratificante che io abbia mai fatto.

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