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Mi ripeto perché sono bravo

Credo che questo elogio al cambiamento in cui siamo tutti così inseriti, questa retorica del rinnovarsi in continuazione nascondano spesso un modo per auto sabotarsi.

Non so se è capitato anche a voi, ma io so di un sacco di gente che gli succede questa cosa: sono bravi a fare una cosa, a forza di farla quella cosa diventa sempre più famigliare, a un certo punto diventa persino facile, e quando diventa facile smettono di farla.

Ora, io sono completamente a favore del provare cose nuove, avere paura, uscire dagli schemi. Ma penso anche che la routine sia bellissima, e che senza una routine sei allo sbaraglio. Ad esempio cinque anni fa ho varcato per la prima volta la soglia dello studio della mia analista, e le ho detto che mi sentivo male perché non avevo una routine, e il mio desiderio più grande in quel momento era smettere di fare così tanta fatica, volevo solo un po’ di pace e di sane e piccole certezze: volevo una routine ed ero triste perché la routine era così difficile da costruire.

La ripetizione mi piace. Io me la immagino come le due ruote di una bicicletta che hai da un pezzo: il diametro è sempre quello, se vuoi andare più veloce o più lento sai esattamente come fare, sai quanto spingere sui pedali, e sapere come fare ti dà sicurezza e spensieratezza.

Credo che questo elogio al cambiamento in cui siamo tutti così inseriti, questa retorica del rinnovarsi in continuazione nasconda spesso un modo per auto sabotarsi.

Ad esempio una mia cliente spesso cambia tutta la sua offerta, e quando le chiedo perché lei mi dice perché si annoia. E ogni volta è un casino: i clienti non trovano più le cose dell’anno prima, devono capire tutto daccapo, sembra sempre che abbiamo aperto ieri, che siamo sempre all’inizio. Oppure una mia amica è brava con le «cose» di food, e a un certo punto si è messa in testa che non doveva più fare food, ed è iniziato tutto un patema d’animo sul chi-sono cosa-faccio. Poi però si è detta: aspetta, ma io ero brava con il food, e ora è felice perché ha ripreso a fare quello che sa fare bene.

Secondo me la ripetizione appartiene a quelli bravi, che sanno cavalcarla, non si fanno travolgere, non la trovano noiosa.

Cinque anni dopo quel primo passaggio sulla soglia dalla mia analista (e pochi mesi dopo averlo attraversato, in direzione opposta, per l’ultima volta) ho capito che la ripetizione è difficile da mantenere perché per trovare una routine che funziona uno deve sapere un sacco di cose su se stesso: altrimenti si mette nella routine di un altro, oppure nella routine che gli hanno insegnato, e così non va bene.

Però quando ti sembra di essere bravo a fare una cosa e quella cosa diventa troppo facile, ecco: secondo me quello è il momento in cui finalmente inizi a essere te stesso. Hai trovato il tuo ritmo, il tuo modo, i tuoi abiti. E allora puoi tirare un po’ il fiato, puoi iniziare a godertela – a capitalizzare, come direbbero gli strateghi. E godersela è una gran bella cosa.

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