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Quello che succede dopo la moodboard

La vita fuori da Pinterest inizia quando capisci che i piani si portano a compimento un passo alla volta.

Nel caso vi foste persi le puntate precedenti: per la prima volta nella nostra vita Ivan e io avremo un ufficio vero; fino ad oggi ci sono stati solo uffici in casa, che comunque abbiamo adorato e che lasciamo a fatica, è un sentimento controverso che cerco di raccontare qui.

Da oggi in poi invece ci sarà lo SpazioFigo, che però è lontano dall’essere pronto: va prima di tutto messo a posto, con le nostre risorse, le nostre menti e soprattutto con tanto lavoro manuale. A iniziare dalla tinteggiatura dei muri, come si vede in questo video.

La vita dentro Pinterest

Il bello del lavoro manuale è che ti permette di pensare. Tra una riga di pennello e l’altra ti chiedi come ci sei arrivata a dipingere linee corte e dritte sul muro che tocca il battiscopa: tu volevi solo fare una moodboard, e poi che le cose andassero avanti un po’ da sé.

Invece ti trovi lì a dire «sarebbe bello fare questo e quello», e ti rendi conto che tra il «sarebbe bello fare» e il fare per davvero, ora che ci pensi bene, ci sta in mezzo una sola cosa: quanto hai voglia di sbatterti. (Sì, i soldi: ma molto meno di quanto pensi; prima di tutto ci stai tu e la tua voglia).

La vita dentro Pinterest è una figata: alti muri lisci e uniformi su cui far correre la tua fantasia, su cui pianificare castelli d’aria tenuti insieme dal washi tape. La vita fuori da Pinterest è fatta di muri alti 4 metri e 25, tutt’altro che lisci, dipinti di un rosso carminio che a trasformarlo in grigio ci va ben più di uno slancio di creatività: ci va un lavoro lento e costante, possibilmente compatibile con una vita che è fatta pure di altre cose (un cane, una casa, una bambina di otto mesi, i nonni in vacanza).

Le cose come stanno davvero

Fai una moodboard e dentro ci metti i tuoi sogni, e ciò che succede dopo è la storia di ogni progetto: ti scontri con le cose per come stanno davvero. Nel nostro caso si è trattato di capire non tanto come si fa a dare il bianco con dei muri così alti (ci vuole un trabattello) ma di scommettere sul fatto che avremmo portato avanti i piani e li avremmo trasformati in cose vere, da toccare. In altre parole: lo scontro non è con il nemico brutto e cattivo venuto da fuori per rovinarci i piani, ma con noi stessi e il nostro remare contro.

Così mentre ero lì che davo il bianco al muro sopra il battiscopa ho pensato al naufragio di tanti progetti, che nella maggior parte dei casi non succede in mare aperto, ma durante la progettazione stessa. Se avessimo aspettato di avere una moodboard perfetta, se avessimo pianificato così attentamente al punto di prevedere i dettagli dell’operazione – trabattello compreso – ci saremmo scoraggiati. Saremmo rimasti a pianificare e non avremmo mai lasciato il porto, perché i «sarebbe bello se» sarebbero stati soppiantati dai «come faremo?».

La vita fuori da Pinterest inizia quando capisci che i piani si portano a compimento un passo alla volta: il momento risolutivo in cui la matassa si sbroglia e le cose iniziano a funzionare non arriva come te lo aspetti. Il viaggio dell’eroe è molto meno eroico di come te l’aspettavi: percorre la strada che separa il colorificio da casa tua, e ha come compagni di viaggio lo scotch di carta, il pennello angolare, la pertica per rullo.

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